1-Chiesa Parrocchiale Santa Maria della Speranza-Olmo-Perugia-(Anno 2009)

VIA DON DARIO PASQUINI-OLMO-PERUGIA-SS.MESSE:GIORNI FERIALI ORE 18.00-DOMENICA ORE 9.00-11.00 -PARROCO:DON FABIO QUARESIMA-TEL.0755172106-CELL.3387622916

2-Chiesa Parrocchiale San Pietro Apostolo-Chiugiana-Perugia - (Anno-1602)

VIA FLEMING-CHIUGIANA-PERUGIA-IN QUESTO PERIODO NON CI SONO MESSE LA DOMENICA-PARROCO:DON FABIO QUARESIMA-TEL.0755172106-CELL.3387622916

3-Chiesa Parrocchiale di San Martino-Fontana-Perugia - (Anno-1163)

STRADA FONTANA-LA TRINITA'-CORCIANO-PG-Non Viene Celebrata la S.Messa-PARROCO:DON FABIO QUARESIMA-TEL.0755172106-CELL.3387622916

4-Chiesa Parrocchiale San Giovanni Battista-Olmo-Perugia-(Anno-)

Non Viene Celebrata la S.Messa- PARROCO:DON FABIO QUARESIMA-TEL.0755172106-CELL.3387622916

5-Chiesetta della Trinità-Colle della Trinità-Perugia-(Anno-1300)

VIA DELLE ROSE-LOC.FONTANA-CORCIANO-PG-Non Viene Celebrata la S.Messa-PARROCO:DON FABIO QUARESIMA-TEL.0755172106-CELL.3387622916

giovedì 9 luglio 2020

Vangelo del 10 Luglio 2020 PREGHIAMO PER PASSARE BENE LA GIORNATA


Vangelo



Mt 10, 16-23
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.


don Luigi Maria Epicoco – Commento


<>.
Agnelli, lupi, serpenti e colombe. In un unico versetto Gesù raggruppa quattro tipi di animali per farci comprendere la nostra vera dimensione. Per sensibilità personale diremmo immediatamente che i buoni sono gli agnelli e le colombe, mentre invece i cattivi sono i lupi e i serpenti.
Ma Gesù ci stupisce perché per farci capire in che rapporto siamo con il mondo ricorre alla stessa posizione che ha un agnello davanti a un lupo, ma per spiegarci qual è il modo migliore di stare nel mondo dice che bisogna tenere insieme dentro di noi il serpente e la colomba, cioè la furbizia/prudenza e la semplicità.
Bastano queste poiché parole a sfatare il mito del buonismo che tante volte accompagna la vulgata cristiana. Gesù non ci dice di essere degli sprovveduti ingenui, ma degli uomini e delle donne che sanno tenere gli occhi aperti, che sanno usare la testa, che sono capaci di discernimento, ma che allo stesso tempo non vivono di complessi, non contorcono le cose, non le complicano inutilmente, ma sanno coglierne l’essenzialità di fondo. Infatti una persona semplice non è una persona ingenua, ma una persona che è capace di cogliere subito l’essenzialità delle cose, senza altre sovrastrutture.
<>.
Gesù aggiunge un altro dettaglio decisivo: non dobbiamo pensare di essere così soli da doverci salvare autonomamente. Il cristianesimo, anzi, è la fede di sapere che si è di qualcuno, e che proprio a partire da questa appartenenza tutto è affrontabile, tutto è vivibile. Troppo spesso invece viviamo come se fossimo soli, come se dovessimo da soli risolvere tutto quanto ci capita. In realtà c’è una misteriosa grazia che Gesù chiama apertamente Spirito Santo, che ci accompagna e ci guida in ogni passo e in ogni parola.





Vangelo del 9 Luglio 2020 PREGHIAMO PER PASSARE BENE LA GIORNATA




Vangelo

Mt 10, 7-15
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

don Luigi Maria Epicoco – Commento
<>. La gratuità è la vera cifra del cristianesimo. Essa consiste nel dono che non cerca contraccambio, nello sforzo che non cerca risultati. L’amore cristiano è solo amore in uscita, senza nessun altro scopo.
A noi Gesù chiede solo di amare, non di convincere gli altri o di portarli per forza dalla nostra parte. L’amore cristiano per sua natura deve essere totale e disinteressato. Ma forse è proprio qui che facciamo più fatica, perché se da una parte siamo disposti a mettere tutto noi stessi nell’amore, dall’altra è inevitabile coltivare l’intima speranza che quell’amore sia utile, che porti frutto, che ottenga qualcosa. E quando ci accorgiamo che non ottiene nulla, rimaniamo disarmati e delusi per la sua inutilità.
Ma l’amore cristiano anche quando è inutile è prezioso perché assomiglia a quell’amore con cui Cristo ha amato ciascuno di noi. Poi Gesù prosegue con altre indicazioni pratiche e significative: non sentirci sicuri di nessun altro equipaggiamento se non il semplice fatto di essere stati mandati da lui; <>.
Cercare casa, cioè relazioni significative: <
Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a Rimanere liberi di annunciare senza dov costringere nessuno: <>.





martedì 7 luglio 2020

Vangelo del 8 Luglio 2020 PREGHIAMO PER PASSARE BENE LA GIORNATA


Vangelo

Mt 10, 1-7

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

don Luigi Maria Epicoco – Commento





<>.
Il passaggio dei discepoli di Gesù non è mai indifferente. Un discepolo si porta addosso il potere, che non viene da lui, di liberare e guarire secondo una dimensione ampia e profonda. Il cristianesimo lascia il segno quando è autenticamente il cristianesimo di Gesù Cristo. Ma non è il segno di piantare bandierine da conquistatori, ma il segno di cambiare la realtà secondo un principio di libertà e guarigione.
Per questo l’opera dei missionari non si è mai limitata a una semplice catechizzazione della gente loro affidata. Fin da subito hanno compreso che il passaggio del Vangelo doveva portare per quella gente non solo informazioni su Gesù, ma soprattutto occasioni di liberazione e guarigione.
Quando il beato Puglisi lavorava nella periferia di Palermo annunciando il Vangelo, ha subito compreso che quell’annuncio doveva riscattare concretamente quella gente dal male della mafia e dalla schiavitù della paura. Non l’ha fatto con degli striscioni o politicizzando il Vangelo, ma costruendo pazientemente luoghi di incontro, di riscatto, di educazione. Per questo lo hanno ucciso, perché liberava e guariva. Ma il Vangelo di oggi si conclude con un’indicazione che a prima vista può sembrare antipatica: <
E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino». Bisogna rivolgerci prima ai vicini e poi ai lontani, ma non per una preferenzialità che discrimina ma per un principio di carità che ci dice che anche la gente che ci vive accanto ha bisogno di essere evangelizzata e che a volte è più difficile portare il Vangelo a loro che a uno che è lontano. Ma in fondo annunciare significa dire che “il regno è vicino”, cioè costruire prossimità con tutto ciò che il Signore ci mette davanti.





lunedì 6 luglio 2020

Vangelo del 7 Luglio 2020 PREGHIAMO PER PASSARE BENE LA GIORNATA





VANGELO
Mt 9, 32-38



In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.


Commento di don Luigi Maria Epicoco

<>.
Il male per farci male ci impedisce molto spesso di parlare. Ci rende ostaggi di ragionamenti e pensieri che hanno come scopo quello di non condividere nulla con nessuno. La prima maniera attraverso cui la grazia agisce nella nostra vita è quella del dono della parola. Gesù ci aiuta a dire, a mettere fuori, a verbalizzare, a consegnare. Questo gesto così semplice delle volte è un radicale momento di liberazione nella vita di una persona.
Il Vangelo di oggi ci invita a domandarci se il Vangelo lo abbiamo semplicemente capito oppure ci ha guarito. È troppo poco, infatti, ridurre il Vangelo a un’idea chiara sulla nostra vita. Il Vangelo deve aiutarci a dire, a tirar fuori, a emergere da una chiusura interiore che solitamente ci soffoca e mortifica. Ma paradossalmente è proprio questo miracolo che suscita critiche e calunnie contro Gesù: <>.
Chi si porta il male dentro, legge sempre tutto in maniera malevola. Molto spesso le critiche e le calunnie nascono da un cuore incattivito e invidioso, e il veleno di certe parole è rivelatore di questo male di fondo. Forse per questo Gesù ci invita a pregare per coloro che ci fanno del male, perché sono loro i primi bisognosi di guarigione.
Ma a Gesù non interessano le malelingue, egli è più preoccupato per quella folla di gente che lo segue e che cerca una parola, una direzione, un senso: <
Sembra quasi volerci dire che al bisogno del mondo non dobbiamo reagire scoraggiandoci ma pregando affinché il Signore trasformi ognuno di noi in quell’aiuto di cui il mondo necessita.







Vangelo del 6 Luglio 2020 PREGHIAMO PER PASSARE BENE LA GIORNATA


Vangelo

Mt 9, 18-26
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.


Commento di don Luigi Maria Epicoco



>.
L’idea che abbiamo di Dio è un’idea molto spesso statica. Per definizione Dio non ha bisogno di nulla, quindi è fermo nelle sue posizioni, nella sua onnipotenza, nella sua onniscienza. Nel Vangelo di oggi invece lo vediamo in cammino. Gesù cammina dietro questo padre disperato. È un dettaglio non di poco conto. Il Dio vero non è fermo, è in cammino. Egli è sulle stesse strade precarie che viviamo.
Quando vogliamo trovare Dio non dobbiamo cercarlo al di là dei cieli, ma immediatamente dietro di noi. Ma il Vangelo di oggi non si limita a raccontarci la storia di quest’uomo, inserisce anche la vicenda di una donna: <>.
Qui il miracolo è duplice: da una parte la convinzione che “il toccare” Gesù l’avrebbe guarita, e dall’ altra part gli occhi di Gesù che cercano questa donna per instaurare con lei un contatto più profondo, un contatto personale che non si limita al miracolo ma crea fra di loro una relazione, un dialogo. La fede molte volte parte dai nostri bisogni ma deve diventare una relazione. Se Dio lo pensiamo solo in funzione dei nostri bisogni allora ci perdiamo la parte più interessante di lui. Per questo motivo anche davanti al corpo esanime della figlia di quell’uomo che lo ha cercato, Gesù non si limita a compiere un miracolo, ma a farlo instaurando un contatto diretto con lei: <>.
Guardarsi negli occhi, prendersi per mano, sono questi i due modi attraverso cui il Vangelo ci dice che c’è vera fede.







sabato 4 luglio 2020

SETTIMANALE UNITARIO-UNO E TRINO :INSIEME-5 LUGLIO 2020





COMUNITA' PARROCCHIALE DI CHIUGIANA-OLMO – FONTANA-CORCIANO -(PERUGIA)



QUESTA NOTA SARA' LETTA DURANTE LE CELEBRAZIONI DI DOMENICA 5 LUGLIO 2020


In seguito alle indicazioni diramate dal Ministero dell’Interno in accordo con la CEI, non vengono più utilizzati i guanti per la distribuzione della Comunione ai fedeli. Si continua a depositare il Pane Eucaristico solo nelle mani dopo un’accurata detersione sia del Sacerdote che degli stessi fedeli. “


Don Fabio





Celebrazioni liturgiche


Celebrazioni liturgiche: Cei, Comunione distribuita senza obbligo di guanti e sposi senza mascherina



Cade l’obbligo dei guanti per il sacerdote al momento della distribuzione della Comunione ai fedeli. Gli sposi non dovranno più indossare la mascherina durante la celebrazione del loro matrimonio.Lo precisa una nota del ministero dell’Interno in risposta ai due quesiti posti lo scorso 17 giugno dalla segreteria generale della Cei che al riguardo chiedeva deroghe a quanto stabilito in precedenza. Nello specifico, si legge nella nota diffusa ieri sera, “sulla base degli attuali indici epidemiologici”, il Comitato tecnico scientifico (Cts), “in riferimento alla possibilità di derogare all’obbligo dell’uso dei guanti dell’officiante al momento della distribuzione della Comunione”, raccomanda che chi distribuisce la Comunione “proceda a una scrupolosa detersione delle proprie mani con soluzioni idroalcoliche” e che le ostie siano “depositate nelle mani dei fedeli evitando qualsiasi contatto tra le mani dell’officiante e quelle dei fedeli medesimi. In caso di contatto dovrà essere ripetuta la procedura di detersione delle mani dell’officiante rima di riprendere la distribuzione della Comunione”. Per quanto riguarda i matrimoni, il Cts osserva che “non potendo certamente essere considerati estranei tra loro, i coniugi possano evitare di indossare le mascherine”. “Deroga” che può essere estesa anche alle celebrazioni “del matrimonio secondo il rito civile o secondo le liturgie delle altre confessioni religiose”. Rimane invece la raccomandazione che l’officiante usi “il dispositivo di protezione delle vie respiratorie e rispetti il distanziamento fisico di almeno un metro”.



venerdì 3 luglio 2020

Vangelo del 3 Luglio 2020 PREGHIAMO PER PASSARE BENE LA GIORNATA




Vangelo

Mio Signore e mio Dio!
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,24-29

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Parola del Signore



Commento di don Luigi Maria Epicoco







«Non era con loro quando venne Gesù». Il grande problema dell’apostolo Tommaso, di cui oggi celebriamo la festa, risiede proprio in questo versetto.
È la stessa esperienza che facciamo tutti quando ci sembra che gli altri intorno a noi fanno un incontro con Cristo che a noi invece non corrisponde, non ci dice nulla, non ci segna in nessun modo. Si scatena in noi come una sorta di frustrazione che ci fa dire: «Perché non sento le cose che sentono gli altri? Perché non riesco a pregare come loro? Perché non sperimento Cristo cosi come lo hanno sperimentato loro?».
Allora si capisce il motivo per cui ci monta dentro lo stesso desiderio impellente di Tommaso: «Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”». Io non credo che Tommaso manchi di fede, ma semplicemente va in paranoia mettendo in paragone la sua esperienza di fede con quella degli altri. È da questa paranoia che Gesù lo libera otto giorni dopo: <
Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi! “. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”». Non possiamo legare la nostra fede alla sola esperienza del sentire. Molte stagioni del nostro credere sono attraversate da una sorta di sentimento di assenza, di aridità, ma questo non significa che non abbiamo fede ma semplicemente siamo chiamati a fare memoria di una verità che, seppur non vediamo in quel momento in maniera diretta, sappiamo essere vera comunque. È camminare al buio con la memoria della luce.
<>.
In fondo la fede non è vedere la luce ma credere in essa quando intorno a noi è tutto buio. Se la luce la vedessimo non avremmo bisogno della fede.










giovedì 2 luglio 2020

Vangelo del 2 Luglio 2020 PREGHIAMO PER PASSARE BENE LA GIORNATA






Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,1-8

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all'altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».

Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire: "Àlzati e cammina"? Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati - disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va' a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.

Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.


Commento di don Luigi Maria Epicoco



Due dettagli emergono con forza dal racconto del Vangelo di oggi. Il primo riguarda un manipolo di persone che sembrano stare in seconda linea, ma sono decisive per un miracolo: «Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”».
Il Vangelo non riporta nessuna parola, e nessuna professione di fede di quel paralitico, ma sottolinea come la semplice testimonianza degli amici che lo hanno trasportato a spalla fino a Gesù, gli ottiene il miracolo del perdono. Troppo spesso dimentichiamo questo potere immenso dell’intercessione. Invece di soffrire soltanto pensando all’infelicità di chi amiamo, possiamo intercedere per loro.
Invece di lamentarci perché non hanno fede, possiamo mettere in ballo la nostra. Invece di rimanere male perché non pregano, possiamo farlo noi per loro. La Chiesa coincide con questi amici di cui si parla nel Vangelo di oggi. Eppure subito dopo questo gesto immenso di intercessione e fede, c’è lo scontro cruento con la mentalità degli scribi: <>.
La contestazione di Gesù dovrebbe farci riflettere: è meglio il perdono o la guarigione fisica? Il perdono è una guarigione del cuore che fa sì che non importa più quello che accade intorno a te perché dentro di te il problema è già risolto. La semplice guarigione esteriore è certamente una cosa buona ma è legata al fatto che prima o poi si presenterà un altro problema e ci si troverà nella stessa posizione precedente. Dovremmo desiderare la guarigione del cuore, il perdono, più di tutto il resto.
E Gesù è colui che può darci questo perdono, anche se lo scriba che ci abita fa resistenza.


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